Ferro Sette: un breve estratto per celebrare il 1 maggio.




Ferro Sette è un romanzo che nasce, anche, per difendere l'idea di un'Umanità libera e non fatta schiava della cultura della produzione. Per questo mi pare che pubblicarne un estratto, proprio oggi, abbia un senso.
Buona lettura e buon primo maggio.



«Quando l’umanità fece della produzione la sua legge fondamentale, la rovina ebbe inizio. Perdemmo interesse per tutto ciò che non fosse oggetto di scambio e di guadagno. E da allora, tutte le nazioni umane si diedero a una competizione esasperata al solo scopo di rendere sempre più produttivo il tempo trascorso in vita».
«Tutto cominciò molti millenni prima di oggi, amico mio. Quando ancora vivevamo su un unico pianeta, così piccolo, così felice. Il terzo di un sistema orbitante intorno a una stella solitaria e lontana».
Cercai di rimanere impassibile. C’erano molte leggende sull’origine dell’umanità e quelle sulla vecchia Terra, madre di tutti gli uomini, si sprecavano in decine di versioni diverse.
«Dapprima proibirono le arti figurative e posero limiti alla musica. Poi irreggimentarono la cultura. Ci furono stermini di massa. Poi la scienza venne addomesticata alle esigenze dell’industria. Il tempo divenne funzione dell’economia del possesso e del commercio. Il valore dell’uomo fu ridotto a merce. Il principio dell’essere sostituito con quello dell’avere. E poi…».
Si fermò e mi guardò dritto negli occhi.
«Poi qualcuno ebbe l’infausta idea di subordinare la vita a tutto ciò. La nostra vita, Tobruk Ramarren. Anche la tua vita. Quella che oggi tu vivi. O credi di vivere».
Quella parte mi suonò nuova.
«Loro abolirono il sonno».
Non capii quella parola. Finalmente mi decisi a parlare.
«Cosa cazzo è il sonno?».
«Guardati intorno, Tobruk Ramarren».
Hobbes indicò la caverna e i suoi occupanti, con un’ampia escursione del braccio, poi si soffermò sull’uomo disteso accanto a noi.
«Questo è il sonno!».
Mi fissò ancora, e riprese.
«L’essere umano ha gradualmente perso questa funzione primaria, e di conseguenza la sua evoluzione è stata distorta. I meccanismi biologici dell’esistenza sono stati lentamente e inesorabilmente piegati al volere di coloro che dominavano la storia.
Il tempo trascorso in stato di sonno iniziò a diminuire e parallelamente la vita si accorciò. C’è stato un tempo, Tobruk Ramarren, in cui donne e uomini potevano vivere fino a cento anni e anche oltre. Ed era solo grazie al sonno».
(...)
«Dopo che furono riusciti a eliminare il sonno, tutto fu più semplice per loro. La vita media si accorciò e così il periodo giudicato meno utile e produttivo dell’esistenza, la vecchiaia, scomparve, contraendosi in quella fase veloce in cui oggi l’uomo arriva alla sua morte. Ogni individuo poteva così dedicare ogni singolo minuto del proprio tempo al loro imperativo collettivo: la produzione».
Continuavo a chiedermi chi fossero loro. Nella sua teoria, Hobbes si riferiva probabilmente ai governi, ai potenti, ai dominanti di turno della storia dell’umanità. Non so se ipotizzasse una intenzione precisa, premeditata, di controllo totale della vita delle masse umane, o se invece parlasse di un meccanismo perverso che era iniziato in quel modo e che poi era continuato spontaneamente e del quale i carnefici stessi, in quanto esseri umani, furono infine anche vittime. Probabilmente la verità che Hobbes voleva vendermi stava da qualche parte nel mezzo.


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Happy birthday!



26 aprile 2012 - 26 aprile 2013: 
buon compleanno, Ferro Sette
  
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...e se vuoi partecipare alla prossima estrazione 
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Ferro Sette finalista anche al Premio Italia.

Lieto di apprendere che, dopo il piazzamento come finalista in occasione del Premio Vegetti 2013, il romanzo Ferro Sette è anche finalista al Premio Italia nella categoria "Miglior romanzo professionale". A ciò si aggiunge la presenza, ancor più inattesa, di Stelle della notte, un racconto scritto nel 2010 e pubblicato solo lo scorso anno su Living Force, il magazine degli amici dell'Associazione Yavinquattro, come finalista per la categoria "Miglior racconto su pubblicazione amatoriale".
Tutti i finalisti sono visibili a questo link.

Commenti dei lettori: Antonio, in Anobii

Francesco Troccoli è un'ottima penna: Ferro Sette è un romanzo d'azione le cui pagine sono impregnate dall'odore di una fantascienza classica di cui l'Italia ha davvero bisogno. Salvo la parte iniziale, fondamentale per dare un orientamento al lettore, il romanzo è fluido e si fa leggere. La storia è avvincente e originale. Sono convinto che Troccoli può vestire i panni del pionere dello sci-fi italiano, creare nuovi sentieri nella squallida scena editoriale italiana.
Commento originale: qui.

Un marzo intenso!

Come si può facilmente vedere... 

Si parte giovedì 14 marzo, quando inizieremo a parlare anche di "Falsi Dei", il secondo romanzo edito dall'Armando Curcio, che vedrà la prosecuzione delle avventure di Tobruk Ramarren e che uscirà nei prossimi mesi. Saremo in quel di Fiuggi (FR), ospiti come lo scorso anno degli amici della Deepcon, alle ore 17.45 presso l'Hotel Ambasciatori in Via dei Villini, 8. A presiedere l'anteprima sarà Lanfranco Fabriani, l'autore due volte Premio Urania. 
Inoltre, come promesso, ecco i dettagli della presentazione milanese del precedente romanzo "Ferro Sette" (attualmente finalista al Premio Vegetti 2013) e della raccolta "Domani forse mai" a cura dell'Associazione Culturale Oblò, con la preziosa collaborazione di Chiara Bertazzoni: venerdì 15 marzo, alle ore 21.15 presso la Cooperativa METAFORA in via Aldo Moro, 28 a Rho (MI). 
Il giorno successivo, sabato 16 marzo, Ferro Sette e il sottoscritto saranno anche allo stand dell'associazione Galaxy in occasione del Salone Cartoomics, sempre a Rho (nuova fiera Milano), insieme ad altri autori fra i quali l'amico e organizzatore Diego Bortolozzo.
Nella settimana successiva saremo invece a Grottaferrata, bellissimo paese alle porte di Roma, con due distinti appuntamenti (martedì 19 e sabato 23 marzo) nel corso della Festa del Libro della 413° Fiera Nazionale di Grottaferrata.
Alla fine del mese saremo infine anche ospiti del Vigamus, il nuovo museo del videogioco di Roma.
Su questi ultimi eventi... seguiranno i dettagli!

Ferro Sette finalista al Premio Vegetti!


Apprendiamo in questo istante che Ferro Sette è fra i romanzi finalisti del Premio Vegetti, intitolato a uno dei più grandi esperti della FS italiana. La notizia è stata appena pubblicata su Fantascienza.com, precisamente: qui.

Un'intervista particolare...

Come riportato nel sito, si scrive "Zebuk" e si legge "the book". Basta una presentazione simile a ispirare la simpatia che ho ritrovato personalmente in Silvia, l'autrice dell'intervista pubblicata nel portale (Zebuk, appunto), che ringrazio insieme alla mia amica Claudia che ci ha fatti incontrare.
Il link all'intervista, decisamente insolita e altrettanto divertente e gradita a chi vi scrive, è qui.

L'intervista a "Il Futuro è Tornato".


Ringraziando Marco Stabile e tutto lo staff de Il Futuro è Tornato, dopo la recensione di Ferro Sette ecco anche il link all'intervista al sottoscritto. Il Blog in questione è a mio parere uno dei più curati e accurati nel settore fantascientifico.

La recensione di Fondazione.

Ringraziando l'amico Enrico Di Stefano per avermi fornito il testo, ecco la recensione di Ferro Sette apparsa sull'ultimo numero (il 20) della storica rivista di fantascienza, Fondazione.

Nel corso di un recente convegno accademico, riguardante il rischio desertificazione, si è parlato di come la Fantascienza potrebbe contribuire alla divulgazione scientifica. In quella sede si è sostenuto che il “valore aggiunto” che il genere ha portato alla modernità è stato l’affrontare problematiche ambientalistiche e sociologiche con le quali le comunità post industriali hanno dovuto puntualmente fare i conti. Concordo e cito, come esempio, il racconto Deep End di James Ballard del 1961 che sembra “profetizzare” lo scenario generato dalla scomparsa del Lago di Aral, effettivamente avvenuta negli anni ’70 – ‘80. Quando chi scrive ha avuto tra le mani il primo romanzo di Francesco Troccoli, Ferro Sette, non sapeva nulla di quanto vi avrebbe trovato. E’ stata una piacevole sorpresa lo scoprire che, con il progredire della lettura, dopo una prima parte decisamente d’azione, si parlava di ambiente e società, come nella tradizione della migliore SF per l’appunto. Ma andiamo con ordine. Il protagonista della storia, Tobruk Ramarren, è un ex miliziano in servizio sul pianeta Harris IV cui viene affidata una missione, tanto segreta quanto rognosa, mirante a sventare una congiura che potrebbe minacciare l’ordine costituito. Poiché la lettura è anche un esercizio di fantasia, mi è piaciuto immaginare il nostro eroe simile nell’aspetto al buon vecchio Jena Plinsken. La somiglianza però finisce qui perché mentre il personaggio creato da John Carpenter si colloca benissimo nella tradizione dell’eroe americano disilluso, ma dalla personalità strutturata, quello dell’autore nostrano si muove lungo un percorso iniziatico, sia pur tardivo. Tobruk non è totalmente cinico, come crede e vorrebbe far credere, e nonostante non sia più giovanissimo riesce a scoprire cose che, nascoste dalla nebbia di un’apparente banalità, non gli si erano mai palesate in tutta la loro importanza. Prende coscienza dei motivi che hanno spinto i potenti a limitare la terraformazione del pianeta; si rende conto che, sia pure in modo occulto, il sistema economico si regge su meccanismi di sfruttamento che rasentano la schiavitù; diventa consapevole di come perfino la biologia della specie umana sia stata stravolta per fini tutt’altro che nobili. E, soprattutto, stringe rapporti umani molto più profondi di quelli cui era abituato. A questo proposito, bisogna dire che le riflessioni del protagonista sono sempre pervase dalla malinconia di chi soffre della mancanza di qualcosa di indefinito. Ripensa spesso, ad esempio, alla sua ex compagna dalla quale è stato lasciato, ma non si capisce mai bene se risente della perdita affettiva o semplicemente del vuoto fisico che la donna ha creato allontanandosi. L’esplorazione dello spazio interno si accompagna in Tobruk a quella dello spazio esterno, il pianeta Harris IV, che lui ben conosce ma che ha sempre guardato superficialmente senza riuscire a vedere cosa si cela veramente sotto la superficie arida e riarsa. Ma grazie all’amicizia con il misterioso ed idealista Hobbes, il nostro eroe viene coinvolto in una rivoluzione che stravolge un po’ tutto: il mondo, le relazioni tra le persone, i ritmi biologici, l’ambiente e la sua stessa vita. Insomma in questo romanzo, davvero ben scritto ed avvincente, ci sono tutti gli ingredienti della buona fantascienza. 

Enrico Di Stefano

Commenti dei lettori: Ginny (su Anobii)

SF classica ma... con tutta la modernità di un autore che sente con i suoi personaggi. Il protagonista è un duro, un assassino, un soldato, un cacciatore. un uomo senza ideali ma soprattutto una persona alla ricerca inconsapevole di qualche cosa al di là della stessa verità.
Una scrittura che fa pensare ai grandi scrittori della SF, Asimov, Bradbury, rifiutandone una certa "asetticità" di fondo.
Romanzo divorato in 3 giorni. Aspetto il seguito.
(Il commento originale è qui, fra gli altri di altri utenti).

La recensione de Il Futuro è Tornato.

Uno dei commenti che personalmente mi ha sempre dato fastidio è: “non è semplice fantascienza”. Come se un libro (o film) di fantascienza non potesse contenere qualcosa più di esplosioni e lucine colorate, qualcosa su cui riflettere. Esiste, in altre parole, una tendenza diffusa a considerare il fantastico un genere di evasione pura, assai lontano da tematiche serie e attuali.
FERRO SETTE, romanzo d’esordio di Francesco Troccoli, è uno di quei libri che suscitano questo genere di commenti. FERRO SETTE è anche il libro di un appassionato di fantascienza, passione che traspare da citazioni e ammiccamenti ad altre opere sparse lungo la storia, come il cognome del protagonista, Ramarren, preso in prestito da un romanzo della Le Guin. La storia di Tobruk e Hobbes ha luogo su Harris IV. Il pianeta è in via di terraformazione, povero d’acqua e con una morfologia piuttosto instabile. Continua a leggere...

Una fantastica "Birra letteraria" domani al Connemara.

Domani sera 16 dicembre al Connemara Irish Pub di Marzocca/Senigallia, in Via della Marina 2 alle 18.00, leggerò brani tratti da Ferro Sette e Domani Forse Mai con l'accompagnamento musicale prodotto dalle consolle dell'amico Alessandro Morbidelli, che ringrazio per l'invito.

Commenti dei lettori: Daniela (Goodreads)

"Ferro sette" è un bel libro che ci riporta ai tempi d'oro della fantascienza americana. Io lo consiglierei anche a chi non è appassionato di SCI-FI, perchè la storia non parla solo di un futuro lontano ma anche di amicizia, di amore e di un riscatto dell'anima del protagonista, Tobruk Ramarren, che arrivato su Ferro sette come mercenario, si ritrova a combattere per un diritto che è stato soppresso da moltissimi anni in nome, come sempre, dell'avidità del genere umano. Scritto con lo stile delicato tipico di Francesco Troccoli, il romanzo è godibile e si legge d'un fiato. 

L'originale è qui.

La recensione di PostPopuli.

L’idea è forte. Ferro Sette di Francesco Troccoli (Armando Curcio Editore) ci pone di fronte a un’ipotesi sconcertante: un’umanità (o meglio, una post-umanità) evolutasi in modo tale da privarsi del sonno, pur di condurre attività produttive a ritmo serrato.
Un mercenario, Tobruk Ramarren, si trova a dover scendere nelle profondità di un piccolo pianeta minerario che sembra una versione riveduta e corretta – in chiave fantascientifica – della Caverna platonica; con la differenza, rispetto alla Repubblica di Platone, che qui nel buco si entra, e chi lo fa non è il filosofo, l’uomo sapiente, ma più o meno un reietto, peraltro con insito un senso di giustizia in attesa di potersi liberare. ...continua a leggere la recensione di Giovanni Agnoloni su PostPopuli.

Commenti dei lettori: Xenia (su Amazon)

L'ho letto in un fiato come non mi succedeva da anni! Un romanzo molto ben scritto, una storia appassionante, in cui oltre al piacere della scoperta (si sta col fiato sospeso fino alla fine) ci si riesce a godere anche lo spessore dei personaggi e delle relazioni tra loro. Il protagonista, Tobruk Ramarren, ha un carattere complesso e assai umano, col quale identificarsi è questione di poche pagine; il bello è che anche gli altri personaggi sono altrettanto nitidi e ben raccontati. Insomma bravo Troccoli! Nel panorama della fantascienza contemporanea, finalmente un romanzo che si legge con gusto! 

Commento originale nella pagina Amazon, qui.